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Il Palio

Il Palio è un evento che si presenta come una delle manifestazioni tradizionali che maggiormente connotano l'identità culturale di Feltre; da un lato per il gran numero di persone che l'evento coinvolge, sia durante lo svolgimento, che nella sua preparazione nel corso dell'anno, tanto da configurarsi come un fenomeno fortemente aggregante; dall'altro per il fatto che affonda le proprie radici e la propria ragione d'essere in un preciso avvenimento storico del passato: la spontanea dedizione della città alla Serenissima Repubblica Veneta dopo un difficile periodo di guerre e avversità.

La nascita

Fece la sua ricomparsa il 15 giugno I979. Il primo drappo fu realizzato in broccato veneziano e ornato da uno scudo di rame sbalzato dall'artista feltrina Fulvia Celli. Venne completato da 15 ducati dorati, per la coniazione dei quali l'esperto di numismatica Romano Nascimbene compì un'attenta indagine. L'allestimento, pur nella povertà di mezzi dovuta ai tempi ristretti di realizzazione, presentò comunque alcune caratteristiche che dovevano costituire un punto fermo nelle successive fortunate edizioni: il corteo storico e la gara di tiro con l'arco disputata dagli arcieri del Piave. Si esibirono gli sbandieratori di Asti. I costumi vennero noleggiati a Padova e completati da una coreografia di drappi e tessuti recuperati nelle case feltrine, ma per l'edizione successiva ci si mosse per tempo. Ispirandosi a dipinti dell'epoca la pittrice Marula Tarricone predispose schizzi e bozzetti degli abiti, non senza una preventiva ricerca delle stoffe e dei motivi, e vennero realizzate bandiere e insegne con i blasoni delle nobili famiglie locali. La data del Palio, per ragioni meteorologiche, venne spostata alla prima domenica d'agosto.

La storia dei quartieri

L'origine della suddivisione cittadina nei quattro settori è storica e si trova attestata per il 1677 da Antonio Cambruzzi.

Il Castello estende il suo dominio dalla Piazza Maggiore, sede dei più rappresentativi edifìci cittadini e dominata dal castello del rè longobardo Alboino, a tutto il versante nord orientale del Colle delle Capre con le frazioni di Arson, Cart, Lasen, Umin, Grum, Vellai, Vignui, Villabruna e Zermen. Le sue insegne si fregiano di un leone rampante d'oro in campo azzurro, stemma nobiliare della famiglia Gazzi che abitava in Piazza Maggiore. In quartiere Castello sono situate le dimore di alcune tra le più nobili casate feltrine quali i Muffoni, i Lusa, i Mezzan e i Tauro.

Il Duomo comprende la parte cittadina orientata dalle mura di Porta Pusterla e dal borgo intorno alla Basilica-Cattedrale di San Pietro. Fanno parte della compagine le frazioni di Mugnai, Tomo e Vìllaga dove in passato si estendevano i possedimenti delle famiglie Da Mugnaio, Tomitano e Marcanovo. II simbolo e una stella d'oro a otto punte con una base di tre bande oro su campo blu, emblema dei nobili Bellati.

La contrada di Port'Oria prende il nome dalla porta cittadina che volge ad Oriente e fin dal '400 chiude la cinta murata della città vecchia. Oltre i solidi battenti che un tempo venivano sprangati al tramonto, in basso si stende il Borgo Ruga e più oltre Via Nassa e Tortesen. Vi fanno parte le frazioni di Anzù, Canal, Cellarda, Nemeggio, Pont, Vìllapaiera, Croci e Sanzan. Nel suo territorio, sullo sperone roccioso del Monte Miesna, si erge il Santuario dei Santi Patroni Vittore e Corona. Durante una delle sue visite a Feltre, l'imperatore Carlo IV avrebbe donato al Santuario, in cambio dì alcune reliquie, il proprio manto, ora conservato al Museo Civico di Feltre". Proprio alla casata imperiale si rifanno le insegne di Port'Oria che mostrano un'aquila bicipite boema nera in campo oro. Tra le famiglie nobili il cui nome era legato alla contrada si annoverano i Bovio, i Celarda, i Dei, i Rainoni, i Teuponi e i Zasio.

Santo Stefano trae il nome dalla chiesa del Santo medesimo, demolita all'inizio del XIX secolo, si estende nella parte nord occidentale della città, dalla Piazza Maggiore scendendo sino alla Porta Imperiale e comprende le frazioni di Foen, Lamen, Pren, Il simbolo è un corno da caccia oro su campo rosso, blasone nobiliare della famiglia Dal Corno che risiedeva in Via Mezzaterra quasi di fronte al Palazzo Villabruna e, assieme ai casati degli Altino, dei Castaldi, dei Chiario e dei Dobrati dava lustro al quartiere.

Festeggiamenti e sfilate

Il venerdì che precede le gare vengono allestite dai quartieri le tradizionali cene propiziatorie a base di piatti della gustosa cucina tipica feltrina. Nelle contrade, dove all'aperto sono imbandite lunghe tavolate, si sparge l'invitame profumo delle vivande. È un'occasione per rafforzare i vincoli delle compagini e della numerosa tifoseria, ma anche per rinverdire rapporti di vicinato e amicizia, stringerne di nuovi trascorrere qualche ora nell'allegra spensieratezza conviviale in amabile conversazione. I commensali si attardano fino a notte fonda tra musiche e balli.

Le nobili coppie incedono austere, tenendosi la mano, lo sguardo fiero, il passo lento e deciso, a tratti abbozzano cenni di saluto chinando graziosamente il capo, seguendo rispettivamente lo stendardo feltrino e quello veneziano. Gli uomini indossano sulla calzamaglia variegate tuniche di fustagno, rifinite da bordure operate, corti mantelli fluttuanti, giubbe e cotte dalle pompose maniche a sbuffo. Ai piedi leggere pianelle di feltro o stivali di cuoio. Alcuni portano sul petto medaglioni di lucente metallo. Le dame, riccamente agghindate, sfoggiano abiti dalla vita alta, confezionati con broccato, sete cangianti e velluti, impreziositi da trine e merletti. Hanno bustini trapunti di gemme, gonne ampie con strascico. Al collo, sulla fronte, tra i capelli fili di perle dalla iridescente lattiginosa luminosità.
Presenti anche cortigiane, contadini e i membri delle corporazioni, fra le quali era famosa a Feltre quella dell'arte della lana.
Accompagnano la sfilata il rumore cadenzato degli zoccoli equini sul selciato, squilli di chiarine e rulli di tamburo.

Ognuno dei quattro quartieri ha propri figuranti e sfila con la propria squadra, preceduta dalle insegne. I tamburini di ogni rione annunciano il passaggio con ritmi diversi, percuotono con le bacchette la cassa con colpi ora lenti e scanditi, ora a raffica.
Il gruppo degli sbandieratori "Città di Feltre", costituitosi nel 1983, lancia con maestria le bandiere. Volteggiano in aria incrociando in articolate figure e ricadono riafferate tra gli applausi del pubblico.
Il corteo, percorrendo le vie centrali, giunge in Piazza Maggiore.

Le competizioni

Quattro sono le competizioni nelle quali i Quartieri si misurano: tiro con l'arco, staffetta, tiro alla fune e, per finire, la gara più attesa e spettacolare, la decisiva corsa dei cavalli, che attribuisce il punteggio maggiore per la classifica finale.

Il tiro con l'arco e la corsa a staffetta, che avviano la sfida, si svolgono in notturna nella cittadella, nel cuore della città murata. Di grande effetto la gara di tiro con l'arco, nella quale mira e fermezza costituiscono gli ingredienti fondamentali per il successo. Ogni Quartiere mette in campo due arcieri che hanno a disposizione due serie di cinque frecce da scoccare su un bersaglio alla distanza di venti metri. Agli atleti è consentito l'uso di archi, frecce, parabraccio, parapetto, dragona, paradita e faretra personali.

In un suggestivo circuito del centro storico gli staffettisti passano lesti scambiandosi il testimone. Ogni quartiere partecipa con quattro atleti, tenuti segreti fino all'ultimo. Sui componenti delle squadre vige infatti, di regola, un rigoroso riserbo, il che accresce vieppiù il clima d'attesa.

Le altre due gare si svolgono la domenica al di fuori della cinta delle mura, in un'area verde appena sotto il Colle delle Capre, attrezzata per competizioni soprattutto equestri e costituita da platee naturali sulle circostanti collinette e da una pista sabbiosa al centro, con la scenografìa del bosco Drio le Rive. Qui nel tiro alla fune si fronteggiano cinque giganteschi campioni per ogni squadra, massicci e ben puntati sulle gambe, i quali lottano madidi di sudore, nello spasmodico sforzo per strappare all'avversario i centimetri necessari a portare a casa la vittoria.

La tensione monta alle stelle nel tardo pomeriggio, per la corsa dei cavalli. Ciascun quartiere ne mette in campo due, reclutati quasi tutti in scuderie non locali. I fantini sono nomi noti dell'ippica, tenaci, abituati a dare spettacolo in eventi analoghi e a tentare il tutto e per tutto per l'insegna sotto la quale militano. L'abbinamento cavallo-cavaliere è immutabile e il cavallo scosso è valido solo dopo il primo giro di gara. È tradizione che, la mattina, ai cavalieri e ai loro fidi destrieri venga impartita la solene benedizione sul sagrato della Cattedrale, con una suggestiva cerimonia. Prima della gara i corsieri scalpitanti sono allineati al nastro di partenza: bramosi di lanciarsi al galoppo e innervositi dal vocìo, è un momento di elettrizzante tensione. Spesso è necessario ripetere più volte il via. Vederli lanciati sulla pista, le froge dilatate, i muscoli guizzanti sotto il pelo lucido, abilmente guidati e spronati dai fantini, è uno spettacolo entusiasmante. Le urla di incitamento si levano sempre più intense, fino al parossismo, man mano che si avvicinano al traguardo. Il vincitore è salutato con un autentico tripudio. La somma dei punteggi assegnati ai due cavalli della contrada determina la graduatoria dei quartieri stessi. Il regolamento viene applicato dal Capitano del Palio, affiancato da quattro Direttori di gara, da quattro Maestri di campo in rappresentanza dei Quartieri e due Magistrati, i quali, conclusi i giochi, redigono la classifica generale. Attuati gli opportuni controlli, il Capitano del Palio proclama solennemente il Quartiere vincitore. In caso di parità si provvede ad assegnare la vittoria al quartiere che nell'ultima gara valida abbia ottenuto il miglior piazzamento. Il rione primo classificato, con tutti i sostenitori, si lascia andare a manifestazioni di giubilo e si aggiudica l'ambito drappo. Gli sconfitti si ripromettono di ottenere una rivincita nell'edizione successiva.



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